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Giganti del software a confronto

La storia di Unix ha qualcosa di sorprendente: Thompson e Ritchie iniziarono a svilupparlo nel 1969 nei Bell’s Lab e dopo quasi quarant’anni non si contano nemmeno più le sue varianti: System V, Xenix, BSD, Irix, SunOS, NetBSD, FreeBSD, e molti altri. Anche se alla fine tutti questi sistemi operativi discendono da appena due o tre tipi di Unix, oggi si notano ancora numerose caratteristiche in comune con l’originale di AT & T.
Soltanto negli ultimi tempi Linux si è affermato tra i sistemi operativi di fascia home computing, mentre FreeBSD ha catalizzato maggiormente l’interesse dei professionisti dell’high tech. Nonostante questo, spinto soprattutto dalla curiosità, ho provato l’ultima versione di FreeBSD (la 7.1) con i videogiochi, l’aspetto che prediligo di più di un computer. Purtroppo, i miei titoli preferiti non hanno funzionato. Ho rinunciato, per problemi vari, a giocare con Quake Wars, Quake 4 e Doom 3.

Pur senza svolgere un benchmark comparativo approfondito, ho potuto farmi una idea delle principali proprietà del sistema. Ora, non me la sento di dire se in generale FreeBSD sia migliore di Linux o viceversa, come dice Matthew D. Fuller nel suo blog: “siamo tutti d’accordo nel considerare Unix la scelta migliore, ma abbiamo idee divergenti su quale usare”. Entrambi hanno eccellenti qualità nell’ambito delle attività di Rete (networking), possono “girare” su molte architetture hardware in commercio, e vengono adoperati quando la sicurezza diventa un fattore critico per la salvaguardia delle informazioni o delle operazioni di un server. Sono pertanto la soluzione ideale per Lanparty o partite in multiplayer.

Spesso ci si riferisce con Linux solo al kernel (il nucleo, dall’inglese) del sistema operativo, mentre il nome FreeBSD viene dato all’insieme dei software che girano sul calcolatore sotto la licenza BSD. Un’altra differenza, abbastanza evidente, si riscontra nel ciclo di sviluppo: decentralizzato su Linux, centralizzato in FreeBSD. Il prodotto finale è di solito una distribuzione Linux che combina il kernel, gli strumenti di produttività, un ambiente desktop e altre applicazioni, mediante un gestore di pacchetti (deb, rpm, tar, ecc.); al contrario gli sviluppatori di FreeBSD lavorano sempre sullo stesso gruppo di programmi (base system) che consegnano aggiornato e pronto per l’installazione. Al massimo esistono delle varianti che soddisfano i gusti di determinate utenze di computer, ad esempio l’utente occasionale (casual user) di PC-BSD. Le maggiori distribuzioni Linux sono Ubuntu, OpenSUSE e Fedora. I derivati di FreeBSD più famosi sono PC-BSD, Mac OS X, m0n0wall.

BSD e GNU sono due licenze di utilizzo dei programmi, fra le tante disponibili nel panorama del software di tipo open source. Rispetto alle alternative, sono state preferite da una ampia base di sviluppatori fervidamente convinti dei vantaggi che la ridistribuzione del codice sorgente può portare alla società.

FreeBSD 7.1

Questa era la mia prima installazione di FreeBSD e pertanto temevo di commettere qualche pasticcio; durante la procedura tenevo pronto sulla scrivania un computer portatile collegato al sito Internet http://www.freebsd.org, per evitare di bloccarmi in passaggi poco chiari. La grafica del programma di setup (sysinstall), realizzata con la libreria curses, mi ha lasciato perplesso fin dall’inizio. Però è andato tutto liscio sotto ogni aspetto: scelta della lingua, configurazione della tastiera, impostazione della scheda e dei servizi di rete, selezione dei pacchetti software da un elenco di categorie, e così via. Io poi avevo già creato una partizione di tipo FreeBSD con fdisk di Ubuntu, quindi credo di aver semplificato il procedimento. Sapevo infatti che il “partizionamento” faceva riferimento alle unità logiche che si usano raramente in Linux.

Inizialmente volevo svolgere un benchmark con Phoronix Test Suite, poi ho avuto un ripensamento perché non riuscivo a fare la maggior parte dei test previsti. Visto l’insuccesso, ho ripiegato su un altro metodo, forse laborioso ma efficace: l’esecuzione del timedemo in Enemy Territory. Mi serviva la registrazione (demo) di una partita, da ripetere sia su Linux che FreeBSD con alcune opzioni per il calcolo del frame rate medio di ciascun sistema. Non immaginavo che dal confronto potesse risultare una differenza di prestazioni quasi insignificante. A 800×600 pixels c’era uno scarto di appena quattro frame per secondo e raggiunta la risoluzione di 1280×1024, con un alto livello di dettaglio dell’immagine, sia Linux che FreeBSD facevano cento frame al secondo. Questi dati dovrebbero incoraggiare anche i più scettici a trasferire Enemy Territory da un sistema all’altro. Di solito su FreeBSD i videogame per Linux sono eseguiti con un emulatore (linuxator) che il giocatore, avido come è di tempi di risposta rapidi, potrebbe giudicare male; ma in questo caso non ha penalizzato l’elaborazione in modo marcato. Il computer utilizzato per la prova era il mio PC “assemblato” con la seguente componentistica, già ampiamente descritta in passato:

  • CPU Amd Athlon 64 X2 4800+
  • Mobo Gigabyte GA-M57SLI-S4
  • Kingston KVR800D2N5 DDR2 800Mhz, 1024MB * 2
  • Hard Disk Western Digital Caviar 80GB, 7200 rpm, 8MB di cache
  • Scheda video XFX Nvidia GeForce 8600 GTS, 256MB DDR2

Il software preso in esame invece era:

  • Linux Ubuntu 8.10 (x86), Xorg 1.5.2, Nvidia 180.44
  • FreeBSD 7.1 (x86), Linuxator con Linux From Scratch 6.4, Xorg 1.5, Nvidia 180.44

Spesso gli utenti tornano a usare Linux dopo un breve periodo di prova di FreeBSD. Per varie ragioni: i giochi commerciali sono una rarità, devono installare un emulatore (linuxator oppure vmware), non tutti vengono eseguiti meglio che in Linux. Ma soprattutto hanno difficoltà a trovare altri giocatori, ai quali chiedere aiuto o consigli.