Monitor Philips 200VW8FB/00 - 16:10, WSXGA+, 5ms e Linux powered
Sunday, February 24th, 2008Ho pagato il monitor 200€, ma soltanto il giorno dopo mi sono reso conto che lo stesso modello era in vendita a partire da 179€. Se avessi insistito con la ricerca, avrei potuto trovare e acquistare un monitor LG dotato di connessione DVI spendendo appena un euro in piu’. Nel mio caso, la scelta della marca è stata condizionata dalle tradizioni familiari, qui in casa si ha sempre optato per Philips o Phonola (oggi del gruppo Selèco) tanto per i televisori quanto per gli impianti HI-FI, radio o registratori. D’altronde il marchio Philips non ha bisogno certamente di lunghe presentazioni, basta ricordare che essa è tra le aziende piu’ antiche d’Europa nella produzione di apparecchi sia elettrici che elettronici di consumo e per prima lanciò negli anni ottanta, assieme a Sony, il Compact Disc musicale.
Comunque, tornando all’oggetto del mio discorso, il Philips 200VW (20 sta presumibilmente per venti pollici), rimane tutto sommato un buon compromesso fra costo e dimensioni, o come dice la casa costruttrice “è un monitor per aumentare la produttività senza sforare il budget”. Philips si rivolge in particolare all’utenza aziendale, però con i giochi non ha manifestato problemi, per cui mi sento di consigliarne l’uso anche per questa attività.
Le dimensioni della scatola all’apparenza potrebbero far pensare che sia piccolo. Appena ricevuto, temevo si trattasse di un 17″, essendo appunto la scatola grande quanto quella che conteneva il mio precedente modello BENQ FP71G+. Tuttavia una volta aperto l’imballaggio e posizionato il monitor sulla scrivania, ci si trova di fronte a un ingombro accettabile, ottimizzato dal rapporto 16:10: su una scrivania larga un metro, c’è spazio per il monitor stesso, un portatile da 15.4″ (un Asus A6Tc) e un disco rigido esterno (l’Extreme Lan Drive da 5.4″). Il suo colore nero si intona perfettamente con il betulla o il colore del pino massiccio della superficie dei mobili, persino con il bianco di una carta da parato o dell’intonaco, nel caso si scegliesse di appenderlo alla parete tramite i quattro fori di montaggio VESA - le staffe sono vendute separatamente e dovranno essere conformi a tale standard. In entrambi i casi, bisogna posizionarsi dal monitor a non meno di 75 centrimetri. Al di sotto di tale distanza, ho sperimentato personalmente bruciore agli occhi e al viso! La tecnologia LCD emette pur sempre radiazioni, anche se in quantità minore rispetto a quella dei tubi catodici (CRT). Penso di aver scelto bene in base al contrasto espresso dal pannello, il valore di fabbrica per il 200VW è 800:1 ed io avevo in mente di usarlo prevalentemente di sera al buio per giocare o guardare i film.
Per quanto riguarda la convenienza, ci sono tutte le funzionalità tipiche dei monitor moderni che si attivano tramite interfaccia OSD, esse controllano: luminosità e contrasto (tra l’altro direttamente accessibili dai due tasti centrali della pulsantiera, installata sulla destra del lato inferiore dove trova posto il bottone di accensione e spegnimento), il reset del dispositivo, la lingua, i toni del colore: le scelte possibili sono 6500K, 9300K e sRGB, l’assetto della schermata. Sul retro invece, di fianco alla presa della corrente, c’è il blocco Kensington - di scarsa importanza per l’utilizzo domestico, a meno di voler usare il monitor durante i Lan Party… io lo sconsiglio, poiché la tecnologia LCD può subire facilmente danni da urti, sbalzi di temperatura, polvere e ambienti molto umidi. A tal proposito suggerisco di coprirlo dopo ogni utilizzo con la borsa di plastica che lo proteggeva nella scatola, magari aspettando dieci minuti di raffreddamento. L’alimentatore integrato senz’altro è una comodità aggiuntiva, avendo già tre adattatori sul pavimento per il portatile, il disco rigido esterno e la stampante che danno parecchio fastidio alla scopa e all’aspirapolvere…
Linux Powered! - Pur non essendo il monitor certificato da Philips per funzionare con il sistema operativo Linux, è sufficiente avere il driver proprietario di Nvidia (ma lo stesso miracolo potrebbe verificarsi con i sistemi basati su ATI) per lavorare subito alla modalità di visualizzazione consigliata di 1680×1050 e senza disperarsi con il file di configurazione (xorg.conf o XF86Config a seconda dei casi), dato che monitor e scheda video determinano assieme la migliore risoluzione video. Proprio così, a me è bastato collegarlo al portatile, accenderlo et voilà: il login GDM! Ovviamente trattandosi di alte risoluzioni, la scheda grafica deve essere un modello in grado di gestirle; come riferimento si può considerare una GeForce 7300Go con 512MB di memoria Turbo Cache (128MB dedicati) che sul desktop ha eseguito senza cedimenti compiz-fusion per tutto il giorno. Ahimè, con i giochi di ultima generazione (Quake 4, Doom 3, per capirci) direi di puntare invece su qualcosa di piu’ potente, minimo una GeForce 7600GT oppure una ATI HD 2600 XT (si veda a tal proposito l’articolo “Sapphire ATI 2600 XT. Scheda grafica di fascia media“). Con Quake Wars il frame rate è sceso drasticamente a circa 15 FPS, insufficienti per giocare decentemente e apprezzare allo stesso tempo la resa dell’immagine. Per questo motivo riprenderò a parlare del monitor in occasione del montaggio finale del Lan Party UT 250, il prossimo PC che avrò il piacere di usare per i giochi e che iniziai a descrivere in “Obiettivo: 200€ per giocare (1)”
CONTRO: assenza di connessione DVI-D; il led di accensione è stato posizionato tra i pulsanti OSD e di accensione, ma così arreca qualche disturbo alla selezione. Non è HDTV Ready.
SCATOLA: contiene il monitor, il cavo di alimentazione (con spina Shuko o “americana”); il CD con il software per Winsuck e una guida rapida (anzi rapidissima) all’installazione.
FRAGGOMETER +2 rispetto a un monitor 17″
QUALITA’ COMPLESSIVA: 8/10









