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Nouveau e CPUFreq: Geforce 9800 supera GTX680

Il recente test di Michael Larabel sul driver AMD open source, fra le due versione del kernel 3.11 e 3.12 (da git), ha reso evidente un miglioramento delle prestazioni del computer. Lo stesso test è stato ripetuto con il driver Nouveau, però in questo caso il guadagno è risultato minimo con le schede denominate Kepler e Fermi. Per quale motivo? Il motivo è che il driver open source non supporta ancora il reclock, ovvero la selezione del livello delle prestazioni della GPU.

I cambiamenti nel codice di CPUFreq (il modulo che governa la frequenza d’esercizio della CPU) hanno giovato alle GPU Radeon, ma non a tutte quelle di marca nVidia. Da tempo c’è la possibilità di fare “re-clocking” delle schede grafiche GeForce: fino alla serie 7 il reclock avveniva in fase di boot e non interessava la velocità della VRAM; a partire dalla serie 8, i modelli M dei portatili avevano la capacità di riaggiustare sia il clock della RAM video sia quello del core della GPU. Questa modifica fu decisa per ridurre i consumi energetici quando la GPU si trovava per lo più in riposo. Il clock era impostato a una velocità intermedia fra il valore massimo e quello minimo d’esercizio. Con le GeForce 200 il clock al boot era impostato a ⅓ della velocità massima della GPU. Con le schede video denominate Fermi (dalla serie 400 alla 600) le prestazioni sono peggiorate perché il clock di default è al 10% della frequenza massima d’esercizio e non c’è ancora modo di fare reclock usando il driver Nouveau. Per questo motivo nel test di Michael la scheda 9800GTX ha superato una GeForce GTX680.

PTS: Nouveau bench con Xonotic
PTS: Nouveau bench con Xonotic

Hard Disk esterno con Icy Box

Pochi giorni fa si è guastato il mio computer portatile Asus che usavo da almeno tre anni, in attività di vario tipo. Ho effettuato un controllo alla sua parte elettronica, ma non c’era più nulla da fare. Si è surriscaldato durante queste giornate afose di luglio; già altri proprietari del modello A6Tc hanno subìto prima di me lo stesso danno. Probabilmente per un errore di progettazione la scheda video ha raggiunto temperature elevate, bruciandosi.

Grazie alla modularità dei laptop moderni, certi elementi possono essere sostituiti in caso di rottura con altri più potenti o recuperati dai sistemi mal funzionanti. Mi dispiaceva rinunciare a 80 GB del disco rigido installato nel portatile, quello spazio poteva servirmi come memoria ausiliaria per il salvataggio di documenti, musiche, foto e file multimediali. Dovevo riciclare questa vecchia componente acquistando un box esterno.

Quasi sempre si tratta di unità da 2,5” di larghezza, con uno spessore molto piccolo, al fine di ingombrare il meno possibile. La funzione principale del dispositivo Icy Box B-220U-Wh è di collegare un disco rigido da 2,5” con interfaccia IDE a un computer via cavo seriale USB. Non solo permette di recuperare i vecchi dischi da portatili in disuso, ma si rivela anche un accessorio molto comodo in periodi di vacanze, avendo una trasportabilità eccezionale: è leggerissimo e si infila facilmente in un marsupio.

Il box acceso
Il box acceso

Imballaggio

Sull’involucro di cartone spiccano i grandi caratteri bianchi su sfondo nero usati per il marchio del fabbricante, la foto del dispositivo e un corpo di donna stilizzato che rammenta la leggerezza di questo prodotto. La confezione presenta inoltre una finestra nel punto dove il dispositivo è stato imballato: essa permette all’acquirente di farsi una chiara idea delle dimensioni dell’oggetto rispetto alla scatola che è molto più grande.
All’interno abbiamo la guida cartacea per il montaggio, un CD con il software di controllo e backup per Windows e alcuni accessori. Le spiegazioni sono tradotte in varie lingue, c’è anche l’italiano. I programmi sono superflui, se si intende adoperare l’Icy Box in un ambiente Linux. Invece la custodia di similpelle, il cavo USB e persino il cacciavite per il serraggio delle viti sono veramente utili.

Caratteristiche del prodotto

Le caratteristiche salienti del dispositivo riportate dal fabbricante sono essenzialmente quattro: un’eccellente dissipazione del calore fornita dalla base in alluminio; le dimensioni ridotte permettono un facile trasporto; un collegamento USB 2.0 da 420Mbit/s (60MB/s) che procura l’alimentazione (non c’è necessità di un alimentatore supplementare); supporta dischi da 2,5” alti fino a 9mm, ossia la maggioranza installata nei portatili di marca.

Montaggio e manutenzione

Poiché non sono richieste competenze particolari, il montaggio è alla portata di tutti; talmente facile e intuitivo che si può trascurare il manuale. Prima di tutto bisogna aprire il box, separando il coperchio bianco dalla base metallica. Poi si attacca il disco rigido al pettine PATA saldato sulla piccola basetta, dove trovano posto anche il controller , i tre led di segnalazione e la presa di alimentazione/trasmissione dati. Sul lato interno del coperchio ci sono le sedi per il circuito elettronico, esse servono anche per fissare fra loro i pezzi del box tramite due viti. La superficie esterna del dissipatore è protetta da una pellicola di plastica contro i graffi: può essere strappata dopo l’avvitamento delle viti al coperchio. L’assemblaggio si sbriga in dieci minuti, dopodiché basta allacciare la nuova periferica al computer con il cavo USB e accedere alla memoria di massa tramite le funzioni del sistema operativo. La superficie esterna si pulisce da impronte e polvere con un panno di “microfibra” che è impiegata spesso su altri oggetti domestici (CD, occhiali, ecc.), con risultati soddisfacenti.

Il Seagate Momentous 5400.2 aveva un laccio che agevolava l’estrazione dal suo alloggiamento nel portatile, ma ostacolava in questo caso la chiusura della scatoletta, per cui l’ho rimosso con un paio di forbici.

Momentous 5400.2
Momentous 5400.2

Per la progettazione della componente B-220U-Wh, Icy Box ha tenuto conto di tre principali funzionalità che espongo di seguito:

  1. L’impiego di materiali particolari (plastica e alluminio) per smorzare le vibrazioni del disco rigido
  2.  L’isolamento interno del disco rigido onde evitare il passaggio di eventuali correnti elettriche verso l’esterno.
  3. Fornire informazioni all’utente tramite tre led blu di segnalazione dello stato di accensione e utilizzo del dispositivo.

È stato prodotto un dispositivo maneggevole e leggero con un unico difetto: il chassis è difficile da riaprire senza un cacciavite, e si rischia di graffiare la superficie; il serraggio viene fatto solo con due viti su un lato e un incastro sull’altro.
Ho rilevato la velocità di trasmissione dei dati con il programma hdparm per Linux e l’ho poi verificato con il file manager Midnight Commander, trasferendo un file video di grosse dimensioni. Mentre il fabbricante prometteva picchi di 60MB/s, il Seagate Momentous 5400.2 lavorava a 30MB/s che è un valore molto inferiore rispetto alla media dei dischi SATA (70MB/s). Personalmente li ritengo sufficienti per la maggior parte delle applicazioni, ma non consiglio di utilizzare questa unità di accesso per giocare. In passato mi è capitato di mettere i Videogiochi su un hard disk SATA esterno che trasferiva informazioni via USB a 12MB/s, ma i grossi flussi di dati generavano tempi di caricamento appena accettabili.

La confezione
La confezione

Giganti del software a confronto

La storia di Unix ha qualcosa di sorprendente: Thompson e Ritchie iniziarono a svilupparlo nel 1969 nei Bell’s Lab e dopo quasi quarant’anni non si contano nemmeno più le sue varianti: System V, Xenix, BSD, Irix, SunOS, NetBSD, FreeBSD, e molti altri. Anche se alla fine tutti questi sistemi operativi discendono da appena due o tre tipi di Unix, oggi si notano ancora numerose caratteristiche in comune con l’originale di AT & T.
Soltanto negli ultimi tempi Linux si è affermato tra i sistemi operativi di fascia home computing, mentre FreeBSD ha catalizzato maggiormente l’interesse dei professionisti dell’high tech. Nonostante questo, spinto soprattutto dalla curiosità, ho provato l’ultima versione di FreeBSD (la 7.1) con i videogiochi, l’aspetto che prediligo di più di un computer. Purtroppo, i miei titoli preferiti non hanno funzionato. Ho rinunciato, per problemi vari, a giocare con Quake Wars, Quake 4 e Doom 3.

Pur senza svolgere un benchmark comparativo approfondito, ho potuto farmi una idea delle principali proprietà del sistema. Ora, non me la sento di dire se in generale FreeBSD sia migliore di Linux o viceversa, come dice Matthew D. Fuller nel suo blog: “siamo tutti d’accordo nel considerare Unix la scelta migliore, ma abbiamo idee divergenti su quale usare”. Entrambi hanno eccellenti qualità nell’ambito delle attività di Rete (networking), possono “girare” su molte architetture hardware in commercio, e vengono adoperati quando la sicurezza diventa un fattore critico per la salvaguardia delle informazioni o delle operazioni di un server. Sono pertanto la soluzione ideale per Lanparty o partite in multiplayer.

Spesso ci si riferisce con Linux solo al kernel (il nucleo, dall’inglese) del sistema operativo, mentre il nome FreeBSD viene dato all’insieme dei software che girano sul calcolatore sotto la licenza BSD. Un’altra differenza, abbastanza evidente, si riscontra nel ciclo di sviluppo: decentralizzato su Linux, centralizzato in FreeBSD. Il prodotto finale è di solito una distribuzione Linux che combina il kernel, gli strumenti di produttività, un ambiente desktop e altre applicazioni, mediante un gestore di pacchetti (deb, rpm, tar, ecc.); al contrario gli sviluppatori di FreeBSD lavorano sempre sullo stesso gruppo di programmi (base system) che consegnano aggiornato e pronto per l’installazione. Al massimo esistono delle varianti che soddisfano i gusti di determinate utenze di computer, ad esempio l’utente occasionale (casual user) di PC-BSD. Le maggiori distribuzioni Linux sono Ubuntu, OpenSUSE e Fedora. I derivati di FreeBSD più famosi sono PC-BSD, Mac OS X, m0n0wall.

BSD e GNU sono due licenze di utilizzo dei programmi, fra le tante disponibili nel panorama del software di tipo open source. Rispetto alle alternative, sono state preferite da una ampia base di sviluppatori fervidamente convinti dei vantaggi che la ridistribuzione del codice sorgente può portare alla società.

FreeBSD 7.1

Questa era la mia prima installazione di FreeBSD e pertanto temevo di commettere qualche pasticcio; durante la procedura tenevo pronto sulla scrivania un computer portatile collegato al sito Internet http://www.freebsd.org, per evitare di bloccarmi in passaggi poco chiari. La grafica del programma di setup (sysinstall), realizzata con la libreria curses, mi ha lasciato perplesso fin dall’inizio. Però è andato tutto liscio sotto ogni aspetto: scelta della lingua, configurazione della tastiera, impostazione della scheda e dei servizi di rete, selezione dei pacchetti software da un elenco di categorie, e così via. Io poi avevo già creato una partizione di tipo FreeBSD con fdisk di Ubuntu, quindi credo di aver semplificato il procedimento. Sapevo infatti che il “partizionamento” faceva riferimento alle unità logiche che si usano raramente in Linux.

Inizialmente volevo svolgere un benchmark con Phoronix Test Suite, poi ho avuto un ripensamento perché non riuscivo a fare la maggior parte dei test previsti. Visto l’insuccesso, ho ripiegato su un altro metodo, forse laborioso ma efficace: l’esecuzione del timedemo in Enemy Territory. Mi serviva la registrazione (demo) di una partita, da ripetere sia su Linux che FreeBSD con alcune opzioni per il calcolo del frame rate medio di ciascun sistema. Non immaginavo che dal confronto potesse risultare una differenza di prestazioni quasi insignificante. A 800×600 pixels c’era uno scarto di appena quattro frame per secondo e raggiunta la risoluzione di 1280×1024, con un alto livello di dettaglio dell’immagine, sia Linux che FreeBSD facevano cento frame al secondo. Questi dati dovrebbero incoraggiare anche i più scettici a trasferire Enemy Territory da un sistema all’altro. Di solito su FreeBSD i videogame per Linux sono eseguiti con un emulatore (linuxator) che il giocatore, avido come è di tempi di risposta rapidi, potrebbe giudicare male; ma in questo caso non ha penalizzato l’elaborazione in modo marcato. Il computer utilizzato per la prova era il mio PC “assemblato” con la seguente componentistica, già ampiamente descritta in passato:

  • CPU Amd Athlon 64 X2 4800+
  • Mobo Gigabyte GA-M57SLI-S4
  • Kingston KVR800D2N5 DDR2 800Mhz, 1024MB * 2
  • Hard Disk Western Digital Caviar 80GB, 7200 rpm, 8MB di cache
  • Scheda video XFX Nvidia GeForce 8600 GTS, 256MB DDR2

Il software preso in esame invece era:

  • Linux Ubuntu 8.10 (x86), Xorg 1.5.2, Nvidia 180.44
  • FreeBSD 7.1 (x86), Linuxator con Linux From Scratch 6.4, Xorg 1.5, Nvidia 180.44

Spesso gli utenti tornano a usare Linux dopo un breve periodo di prova di FreeBSD. Per varie ragioni: i giochi commerciali sono una rarità, devono installare un emulatore (linuxator oppure vmware), non tutti vengono eseguiti meglio che in Linux. Ma soprattutto hanno difficoltà a trovare altri giocatori, ai quali chiedere aiuto o consigli.

 

Linux e il 3D Benchmarking

L’analisi delle prestazioni di un elaboratore consiste nel misurare le capacità di calcolo con un insieme di programmi (carico di lavoro, detto workload) particolari. “Nella maggior parte dei casi le prestazioni sono l’attributo più importante nell’orientare la scelta fra diversi elaboratori disponibili” (Patterson e Hennessy, Struttura e progetto dei calcolatori, pag. 37). Certamente la misura da sola non suggerisce alcuna indicazione utile all’acquirente. Occorre ripeterla fra varie macchine, cioè svolgere un confronto e poi riferire i risultanti. Studiando questi dati, nel corso degli anni, i progettisti hanno perfezionato gli elementi del personal computer che davano maggiori prestazioni in certe aree piuttosto che in altre. L’acceleratore grafico (GPU) ha sostituito la CPU nei calcoli geometrici e si è specializzato sul rendering delle scene 3D. La tecnologia SLI (o l’alternativa Crossfire), di recente invenzione, promette di raddoppiare o triplicare (quasi), a seconda del numero di GPU messe in parallelo, le prestazioni dell’elaboratore con le applicazioni 3D che sono prevalentemente giochi basati su OpenGL o DirectX. Gli ingegneri hanno aggiunto poi alla GPU le istruzioni macchina per risolvere complicate formule di matematica e fisica, mi riferisco all’engine CUDA di nVidia. Una valutazione accurata sull’efficienza del sistema hardware e software viene svolta con un gruppo di benchmark. Si tratta spesso di programmi individuati fra quelli che l’utente utilizza abitualmente (Phoronix Test Suite), oppure sono applicazioni specifiche che esaminano determinate componenti (CPU2006, RAMSpeed, ecc). Oggi la grafica 3D richiede più potenza e memoria di qualsiasi altro programma per PC. Quando usiamo i videogiochi come carico di lavoro sul nostro banco di prova, otteniamo una previsione molto attendibile delle prestazioni del calcolatore. Il metodo è semplice. Possiamo valutare l’affidabilità del nostro computer partendo dai seguenti giochi: Quake III, Unreal Tournament 4, Doom 3, Enemy Territory, Quake Wars, Savage 2, Nexuiz, perché li troviamo a pagamento, gratuitamente o come demo nel World Wide Web e con uno sforzo minimo riusciamo a installarli in Linux.

Quake Wars

Quake Wars si adatta bene all’analisi delle prestazioni. Il suo motore grafico è derivato da Doom 3 e incorpora la tecnologia denominata MegaTexture che migliora indubbiamente l’aspetto del gioco negli spazi aperti della mappa. Possiamo adoperare, per il nostro scopo, la versione di prova oppure quella commerciale. Prima dobbiamo scegliere la mappa, quindi registrare una partita da Internet e poi ripetere la registrazione con una opzione determinata. Al termine dell’operazione, il motore grafico calcola il frame rate dividendo il numero totale di immagini che compongono l’animazione con il tempo, espresso in secondi, impiegato dalla macchina fisica per visualizzarle. Il risultato esprime l’effettiva prestazione della scheda grafica e del sottosistema hardware/software. Il valore suggerisce anche a quale risoluzione video possiamo giocare senza perdere troppa qualità nell’immagine.

Scarica uno dei pacchetti messi a disposizione per Linux

  1. Quake Wars demo v2.0 – Contiene la mappa Valley
  2. Quake Wars 1.5 Full – Richiede il DVD

Per registrare una partita, collegati a un server e premi il tasto F12. Troverai il file della registrazione nella directory:

$HOME/.etqw/base/demos

Dalla console del gioco esegui i seguenti comandi in successione:

com_unlock_FPS 1
com_unlock_timingMethod 0
com_showFPS 1
timeNetDemo FILENAME.ndm
condump FILENAME.log

Puoi mettere questi comandi, preceduti dalla parola chiave seta, in un file di testo chiamato NOMEFILE.cfg:

seta com_unlock_FPS 1
seta com_unlock_timingMethod 0
seta com_showFPS 1
timeNetDemo FILENAME.ndm (* questo senza seta *)

Poi dalla console devi soltanto invocarlo con: exec NOMEFILE.cfg

Non dimenticare la riga di comando di Unix che abilita la console (se disabilitata):

etqw +set com_AllowConsole 1

 

Una sintesi del PC Gigabyte S-Series

Il PC Gigabyte S-Series (denominato Frag Storm) è un computer IBM compatibile con processore a doppio core che ho assemblato l’estate scorsa. Volevo un sistema radicalmente nuovo, cioè costruito da zero usando componenti più moderne, soprattutto per giocare a Savage 2, dato che il portatile A6Tc non lo reggeva veramente bene. Tuttora lo ritengo adatto anche per i giochi che acquisterò o proverò in futuro: Unreal Tournament 3, Postal 3, Rage, ecc. Dopo sei mesi, scrivo finalmente questo articolo soddisfatto dei risultati ottenuti e allego i grafici dell’ultima analisi effettuata sulle memorie DDR2 con la ben nota collezione di programmi Phoronix Test Suite per Linux. Le componenti che costituiscono il Frag Storm sono elencate di seguito assieme alle foto scattate all’epoca del montaggio. Dove possibile riporto il prezzo aggiornato di ogni pezzo.

Scheda madre

GIGABYTE – GA-M57SLI-S4 è la scheda madre che ho acquistato. La scatola include il manuale dell’utente in lingua francese e in inglese. Gigabyte è una marca che non ha bisogno certo di presentazioni; ho preferito il presente modello principalmente per tre motivi: il chipset è nForce, ha il dissipatore passivo e il disegno costruttivo della scheda appare molto elegante. Fa insomma un figurone con i cabinet aperti o semplicemente dotati di finestra come il mio. Colpisce subito lo stile grafico utilizzato per la stampa delle informazioni sulla scatola e sul libretto informativo, grazie alla scelta indovinata dei colori bianco/arancione/giallo/verde, con sigle evidenti sul lato superiore e diciture esaustive su quello inferiore. I loghi delle principali caratteristiche tecniche spiccano fra tutto il resto: Gamer’s Choice! SLI. Speed. Smart. Safe SATA 3Gb/s. Support AM2+ CPU. C’è un doppio involucro: quello esterno è sottile e patinato, quello interno si dimostra più robusto per custodire la scheda madre e gli accessori. Se la confezione è di qualità, si può tenerla in mostra sugli scaffali oppure rivendere l’oggetto senza pericolo di danneggiarlo durante la spedizione. Però le cose che mi piacciono particolarmente, come la Gigabyte M57SLI-S4, alla fine le custodisco nell’imballo originale in un armadietto, lontano dalla polvere e dall’umidità. Il codice GA-M57SLI-S4 fa riferimento al controller nForce 570 SLI e alle quattro funzioni principali offerte: SLI, Speed, Smart e Safe.

Dal punto di vista informatico, sulla mobo (da mother board) è saldato il socket AM2, adatto per l’installazione dei modelli Athlon 64 FX, Athlon 64 X2 Dual Core, Athlon 64 e Sempron. Il sito web di riferimento (vd. dettagli GA-M57SLI-S4) e la confezione specificano che la mother board ha la compatibilità per AM2+, il supporto si estende quindi anche alle CPU Phenom X3 e X4. E’ scontato che con queste capacità di espansione, si può ancora far ricorso ad un aggiornamento del sistema a un anno dall’acquisto o persino oltre. Il bus HyperTransport (FSB) collega la CPU al chipset per le operazioni di Input/output. I banchi della memoria Dram sono invece direttamente connesse alla CPU tramite la tecnologia Direct Connect Architecture, mentre il processore (MCP) nForce 570 SLI di nVidia permette l’inserimento di due schede video sui pettini PCIe x16 disponibili; le schede si abbassano però a lavorare in parallelo su due vie a x8, è il limite del chipset. Oggi questa configurazione, denominata SLI, garantisce anche agli utenti del sitema operativo Linux un incremento delle prestazioni nella grafica e nei giochi rispetto alla soluzione con scheda video singola. La scheda con un grosso dissipatore, se inserita nel secondo bus PCIe x16, rende inutilizzabile l’adiacente slot PCI di vecchia generazione a causa del layout compatto. Per quanto riguarda le connessioni di input/output di nForce, ci sono: un connettore per floppy disk, un connettore per dispositivi IDE (ATA 33/66/100/133), sei connettori SATA-II da 3GB/s, incluso il supporto via hardware per combinare i dischi in RAID 0, RAID 1, RAID 0+1 e RAID 5 i dischi SATA. Il Marvell 88E1116 è il microcontrollore LAN ethernet da 10/100/1000 Mbit, regolato dal modulo nforcedeth del kernel di Linux. L’audio viene prodotto dal chip Realtek ALC888, con le più diffuse caratteristiche attualmente disponibili: High Definition Audio, configurazioni da 2/4/6/8 canali, riproduzione diretta dal lettore CD, ingresso e uscita S/PDIF. Le dieci porte USB consentono il collegamento di un soddisfacente numero di periferiche: stampante, mouse, tastiera, ricevitori DVB-T, e molto altro. Prezzo, iva inclusa: 70,80

Cabinet

Thermaltake – Armor Jr. Per l’assemblaggio del Lan Party UT250 avevo scelto il Vostok di Enermax, un cabinet robusto ed economico, ma per il nuovo PC volevo fare le cose in grande stile comprandone uno munito di finestra che non costasse un patrimonio e che potesse eventualmente ospitare un sistema di raffreddamento a liquido. Poiché la postazione di lavoro era composta da mobili di legno in pino massiccio, dovevo procurarmi un case di colore nero, di tipo miditower, non troppo pesante perché l’avrei collocato su uno scaffale IVAR di IKEA che porta al massimo venticinque chili per ripiano. Il Thermaltake Armor Jr. mi piaceva esteticamente ed era proprio adatto ai miei scopi. L’avevo ricevuto a casa ad agosto, imballato in uno scatolone con doppio strato di cartone, ma all’interno protetto ulteriormente da cuscinetti di polistirolo e da una cuffia di materiale sintetico tessuto a “nido d’ape”. Oggi si trova in commercio in diverse versioni, con alimentatore a partire da 400W oppure senza alimentazione. L’Armor Jr. presenta due lunghe placche di alluminio che realizzano una originale armatura per il pannello anteriore. All’occorrenza le ante vanno aperte, per far scorrere il cassetto del lettore di DVD oppure per raggiungere meglio i pulsanti dei dispositivi di controllo (accensione, spegnimento, raffreddamento, ecc.). La finestra di plastica del fianco sinistro non ha una linea semplice, si distinguono quattro curve che lasciano comunque intravedere la scheda madre e buona parte dei cestelli per gli apparecchi da tre e cinque pollici. Sul lato posteriore in alto c’è spazio per il blocco di alimentazione, al centro si vedono gli sfiatatoi esagonali della generosa ventola di raffreddamento da dodici centimentri, in basso le sette aperture per l’upgrade hanno un efficacie sistema di bloccaggio delle schede. Il cabinet è conforme allo standard ATX, con la possibilità di cambiarlo a BTX mediante un kit supplementare. All’interno i cavi di vari colori del bottone d’accensione, di reset e delle spie luminose sono intrecciati fra loro; invece i fili per le prese (nascoste da uno sportellino sul lato superiore) USB, Firewire e audio sono isolati da una guaina nera. Dietro al pannello anteriore è stata installata, all’altezza del cesto più piccolo, un’altra ventola da dodici centimetri con led di colore blu incorporato. La ventola fa un effetto suggestivo a computer accceso, ma di nascosto esegue anche un lavoro molto utile: convoglia un flusso d’aria fresca ai dischi rigidi e alle restanti componenti. Prezzo, iva inclusa: 115,20

CPU e memoria

CPU e memoria sono rispettivamente i modelli AMD – Athlon 64 X2 e Kingston – KVR800D2N5. Il processore Amd Athlon 64 X2 4800+ per socket AM2 ha un doppio core con frequenza operativa di 2.5 Ghz, consuma 65 Watt e dispone di una cache L1 da 128Kb e L2 da 512Kb per ciascuna cpu. Ad agosto costava 53€; non è più in commercio.
La memoria Kingston KVN800D2N5 ha 8 chip per lato da 64MB ciascuno, è di tipo DDR2 da 800MHz e appartiene alla categoria ValueRAM per sistemi desktop generici; non presenta un dissipatore passivo. Avendo acquistato due moduli, ho speso 44€, ma oggi si trovano a circa 13,50€ cadauno. Ho ritenuto opportuno installare 2GB, per ottenere stabilità e fluidità di gioco soprattutto in Savage 2. Il test con ramspeed ha rivelato una velocità di trasferimento pari a 2262 MB che non sembra eccezionale, ma resta pur sempre nella norma.

Assemblaggio e alimentatore

Per il montaggio del PC ho utilizzato soltanto il cacciavite e la forbice, impiegando circa un’ora. L’alimentatore iTek fornisce 500 Watt di potenza, la minima per un sistema SLI; però io ho acquistato una sola scheda video, di per sé già abbastanza potente: la nVidia GeForce 8600 GTS di XFX. Questo modello GeForce 8, avendo una GPU con frequenza di 675MHz e 256MB di memoriea DDR3 da 1008MHz, supera notevolmente la GeForce 7300 Go del portatile nei giochi eseguiti ad alte risoluzioni (anche dell’ordine di 1680×1024 pixels).

 

Il PC radiografato con Phoronix Test Suite. Michael’s Laptop vs Ferocious

Mentre leggo la notizia di Phoronix, già fantastico sulle prestazioni del portatile che acquisterò alla fine di questo mese (devo scegliere fra MSI GX 700 o Toshiba X200). Non aggiungerò oggi nulla a quanto è stato già scritto altrove, a parte naturalmente parlarvi di alcune prove effettuate per conto mio con il nuovo Phoronix Test Suite (PTS) sull’attuale computer. Ammetto che l’argomento benchmark è piuttosto ostico, ma i software di questo tipo vengono in aiuto ai principianti perché permettono facilmente di svolgere comparazioni, confronti con altri dati statistici pubblicati sul web oppure semplicemente esaminare a fondo il PC alla ricerca dei punti deboli che compromettono il rendimento complessivo (valore importante per giocare bene). PTS è dunque una collezione di programmi per il Benchmark sotto Linux; non solo Phoronix li usa per i suoi test “interni”, ciò basterebbe come garanzia sui risultati, ma sono stati sviluppati seguendo anche i suggerimenti dei venditori di componenti hardware. Non voglio sminuire i progetti analoghi, anzi colgo l’occasione per ringraziare Encelo per avermi segnalato GL O.B.S. Mi occuperò anche del suo GL Open Benchmark Suite così come di SPECviewperf, questione di giorni perché devo prima conoscere a fondo una cosa per poterla trattare in maniera obiettiva e completa. Ma il mio contributo resterà pur sempre modesto, dovendomi limitare a riportare link ed opinioni da un blog così poco conosciuto. Mi dispiace soprattutto per gli addetti ai lavori, che non riceveranno una eco pari allo sforzo da loro compiuto.

Inizialmente ho avuto dei problemi di installazione ed esecuzione. La procedura non era chiara, speravo di trovare istruzioni precise nella directory per lanciarmi subito con i benchmark, invece conteneva solo informazioni essenziali: un README con i collegamenti al sito web, un TODO con la lista delle cose ancora da fare: scrivere la documentazione per esempio! Poi mi ha sorpreso il linguaggio di scripting php usato per l’esecuzione batch dei comandi. PHP rappresenta un emblema della portabilità dei programmi fra sistemi operativi, ma questa portabilità è veramente necessaria per i nostri scopi? Sì, se il confronto si deve fare fra Linux con Windows, Linux e FreeBSD o Solaris, ecc. Però siamo abituati a eseguire php sui server per creare e serverire pagine web anziché da linea di comando per mandare in esecuzione le applicazioni. L’impatto del software di benchmark sulla memoria di sistema e sull’elaborazione è cruciale. Forse anche sotto questo punto di vista l’interprete php si rivela una scelta azzeccata per non falsare i risultati, avendo poche dipendenze e consumando risorse minime. Gli intoppi che accennavo in precedenza, non si sarebbero manifestati su una distribuzione Linux, io invece usavo Linux From Scratch e tra una dipendenza e l’altra (PHP 5, Php-GTK) non sono riuscito a venirne a capo immediatamente, ma solo dopo aver chiesto lumi a Michael sul forum.

PTS Global raccoglie i risultati dei test. Tramite identificatori si possono effettuare confronti con i benchmark di altri utenti e pubblicarli sul sito, nella sezione creata apposta. Una caratteristica utile e interessante che potrebbe essere migliorata con l’aggiunta di stili personali per la grafica (con tag per un facile inserimento degli istogrammi nei blog o nei siti web). Il sistema sembra pure predisposto per una “autenticazione” degli utenti, previa registrazione. Per il momento però l’upload dei dati avviene in maniera anonima e la ricerca tramite le ID o per categoria di suite. Manca il riassunto finale dei dati con una interpretazione, almeno delle note per spiegare quando i valori sono da considerarsi positivi e quando negativi. Avendo voluto fare una analisi delle prestazioni con Ramspeed fra il mio portatile e quello di Michael Larabel, principale autore di questo software, mi sono procurato dalla lista la ID che corrispondeva al benchmark da lui svolto e l’ho passata come argomento al programma phoronix-test-suite. Tutto il necessario per la prova comparativa veniva scaricato all’occorrenza da Internet. PTS Global per Ramspeed test

Micheal’s Laptop:
Processor: Intel Core2 Duo CPU T9300 @ 2.50GHz (Total Cores: 2), Motherboard Chipset: Intel Mobile PM965/GM965/GL960, System Memory: 1982MB, Graphics: nVidia Quadro NVS 140M, Screen Resolution: 1680×1050. OS: Ubuntu 8.04, Kernel: 2.6.24-14-generic (x86_64), X.Org Server: 1.4.0.90, Compiler: GCC 4.2.3.

Ferocious’ Laptop

Processor: AMD Turion(tm) 64 X2 Mobile Technology TL-50 (Total Cores: 2) @ 1.60GHz, Motherboard Chipset: Advanced Micro Devices, System Memory: 1009MB, Graphics: nVidia GeForce Go 7200, Screen Resolution: 1680×1050. OS: Linux From Scratch, Kernel: 2.6.23.1 (i686), X.Org Server: 7.2.0, Compiler: GCC

Ho effettuato un’ultima prova comparativa fra il Turion X2 del mio Asus e il processore Intel Pentium M di Michael, i risultati sono pubblicati al seguente indirizzo: root-21922-23591-12366

Come collaudare la macchina. Phoronix Test Suite Feet e Hardinfo

Benchamark, Test, Profiler, sono parole chiavi che usiamo con una certa frequenza per riferirci alle analisi qualitative e quantitative effettuate sulle componenti dei nostri computer. Forse, dopo l’acquisto o il montaggio pezzo per pezzo di un PC, la prima cosa che desideriamo è conoscere i pregi e i difetti del sistema quando esso viene sottoposto a intense elaborazioni, in poche parole vogliamo scoprirne il rendimento. Questi carichi di lavoro hanno diversa natura, a volte vengono fatti con funzioni matematiche complesse, altre con applicazioni grafiche (demo) o videogiochi che sollecitano maggiormente i vari dispositivi installati: CPU, disco rigido, memoria, scheda grafica, scheda audio, scheda di rete. L’argomento è di vitale importanza per un giocatore ben informato.

Mentre gli utenti dei sistemi Windows hanno un’idea precisa su quale software adoperare – faccio un esempio: 3DMark, divenuto molto popolare con gli anni – per compiere queste analisi sull’hardware, al contrario gli utenti Linux sono un po’ disorientati perché trovano tanti piccoli software specializzati, spesso datati. Non c’è insomma uno strumento preciso e indiscusso sul quale fare affidamento nelle prove.

Phoronix Test Suite (PTS)

Phoronix è un sito web che dal 2004 tratta di tecnologia informatica, soprattutto effettua analisi e comparazioni di prodotti hardware e software per Linux. Phoronix si può considerare un giornale autorevole in questo campo. I loro articoli hanno ricevuto riconoscimenti da molte parti: CNET, Slashdot soltanto per citare alcuni portali famosi. Io accolgo volentieri la loro ultima iniziativa editoriale, ossia creare una guida destinata all’utente a casa per interpretare i risultati dei test, nonché una raccolta di programmi che automatizzi il processo di benchmarking. Phoronix Test Suite (sito ufficiale in preparazione) fornirà sia la documentazione, sia i programmi da eseguire in una interfaccia grafica GTK. I risultati saranno poi archiviati in file XML e XSL per essere facilmente esportati ad altri formati, trasformati in istogrammi (si veda Phx Grapher Utility, detto anche pts-grapher) da incapsulare direttamente nelle pagine web oppure semplicemente visualizzati dal viewer creato “ad hoc“. Quando gli utenti ripeteranno i benchmark con i propri sistemi e pubblicherano i dati online, indirettamente invoglieranno i produttori degli oggetti hardware più disparati a ottimizzare i driver e il supporto in generale per Linux. Per raggiungere tale scopo, è fondamentale però rispettare uno standard o utilizzare almeno lo stesso insieme di programmi, pertanto mi adeguerò in futuro alle direttive di Phoronix.

Hardinfo

Hardinfo: la finestra principale
Hardinfo: la finestra principale

Questo programma sicuramente non va sottovalutato. Può raccogliere informazioni dal tuo sistema a livello hardware e software, effettuare benchmarks e salvare i risultati in formato html o testo, persino inviarli al database centrale di Hardinfo (synchronizing) e scaricare quelli degli altri utenti per rendere la comparazione piu’ precisa. Permette di integrare facilmente altri benchmarks o applicazioni come moduli, rendendo le possibilità di espansione praticamente infinite o limitate solo dalla nostra immaginazione; un programma bomba! Potrebbe essere questa in futuro la GUI definitiva per Phoronix Test Suite dato che Michael Larabel, a capo di Phoronix, si è dichiarato recentemente interessato. Le pagine html che seguono sono state prodotte proprio con Hardinfo, l’ho eseguito sul portatile che attualmente uso per giocare: il mio Asus A6Tc.