Fatti sotto!

Return to Castle Wolfenstein ha una storia meravigliosamente riuscita di spionaggio, guerra e occulto. Ancora a distanza di molti anni trascorro volentieri delle ore davanti al computer a sparare ai nazisti e alle orde di mostri che avevano risvegliato dall’oltretomba. Secondo me è, tra tutti i giochi disponibili per Linux, quello che ha lasciato un ricordo indelebile fra gli appassionati della seconda guerra mondiale. Soltanto il seguito intitolato Wolfenstein potrebbe superarlo. La versione multiplayer di Return To Castle Wolfenstein (RTCW) per le partite online, appena pochi mesi dopo la pubblicazione ottenne il consenso di devoti giocatori. Ciò che mi ha colpito veramente del gioco, nel suo insieme, sono stati gli aspetti del conflitto presentati attraverso rischiose missioni da portare a termine con diverse tattiche, pena l’insuccesso: fuga, assalto e sabotaggio, talvolta compiute in quei dubbi contesti dove si pensava i nazisti si erano impegolati, ovvero la magia, l’occultismo, la ricerca scientifica dell’arma di distruzione finale, e che potevano aiutarli a ribaltare le sorti della guerra.

 

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