September 3rd, 2008 | Written by Supergiu
Al Penny Arcade Expo, la fiera per il giocatore voluta da Jerry Holkins e Mike Krahulik, c’era anche un breve filmato del secondo episodio di Rain-Slick. Molti italiani, tedeschi, francesi e spagnoli vorrebbero seguire la storia dei loro eroi con i dialoghi tradotti in madrelingua. Secondo me il successo che ha riscontrato il gioco, con le vendite di giugno e luglio, dovrebbe comunque incoraggiare gli autori ad assumere esperti traduttori per internazionalizzare tutta la prossima serie di esilaranti gag che i protagonisti esibiranno durante la caccia al gigantesco robot per le strade di New Arcadia. Ammetto che anch’io ho incontrato qualche problema a capire lo slang in certe situazioni, ma con un buon vocabolario di inglese potevo lo stesso farmi due risate. Ron Gilbert è tra i principali produttori di giochi di avventura per computer. Agli inizi di quest’anno ha assunto l’importante incarico di direttore creativo negli studi di Hothead Games a Vancouver, in Canada. L’apice della carriera l’aveva già raggiunto quando lavorava con LucasArts. Ora Ron sta lavorando su un altro gioco a episodi, intitolato DeathSpank che poi è il nome del personaggio principale apparso anche sul suo blog; sta tentando di far incontrare il suo vecchio capolavoro Monkey Island con il celebre Diablo, ovvero l’avventura e il gioco di ruolo. A me sembra una buona idea, perché questi generi sono trascurati su Linux, soprattutto i giochi di un certo spessore artistico vengono a mancarci.

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August 29th, 2008 | Written by Supergiu
Avevo tutte le componenti pronte per il montaggio di un PC particolarmente bello e nutrivo fiducia in AMD perché stava dimostrando buoni intenti nel migliorare il driver per Linux delle schede ATI. Come molti di voi, credo, mi ero fatto questa opinione leggendo gli articoli di Phoronix. Così acquistai con convinzione una Radeon nel novembre del 2007. Ma già alcuni mesi dopo sospendevo l’impresa, infatti stavo dirigendo le mie forze per la realizzazione di un sistema completamente differente, composto da altri modelli e marche. Lo scorso luglio mi decisi finalmente, dopo un anno di tentennamenti, a prendere in mano cacciavite, viti e vademecum del perfetto ‘assemblatore’ per terminare il vecchio progetto: l’obiettivo era aggiornare un sistema basato su una mobo AGP (la Lan Party UT 250 di DFI) con componenti economiche (200€ ‘chiavi in mano’) e abbastanza potenti da permettermi di giocare con i giochi di ultima generazione (almeno Quake Wars). Avevo assegnato al computer il nome Caviator; riconosco di aver fatto una scelta non tanto fantasiosa, perché deriva semplicemente da Caviar che è il modello di disco rigido della ditta Western Digital ordinato assieme alla memoria DDR Kingston da 1GB, il cabinet Vostok di Enermax e il lettore di CDROM LG GH20NS10. Adoro dare un nome ai computer ‘assemblati’ che uso frequentemente per lavoro o per svago. In questo modo posso facilmente indentificarli con categorie specifiche quando devo parlarne su questo blog. Stavo scrivendo quindi una serie di articoli, cominciata nel giugno 2007 e che comprendeva già le seguenti parti
- L’idea originale
- Obiettivo 200€ per giocare
- Sapphire ATI 2600 XT. Scheda grafica di fascia media
E poi dovevo scrivere questo articolo e tessere le lodi di AMD e ATI. Invece la mia opinione personale va oggi nella direzione opposta: l’avevo montato a tempo di record, in mezzora il cabinet era già chiuso e davo corrente all’alimentatore per installare Ubuntu da CD. Non voglio dire che ci sia qualcosa che non va con il desktop di Ubuntu o l’esecuzione degli effetti grafici di Compiz Fusion. Al contrario va tutto bene. Le vicissitudini sono cominciate online, quando era il momento di fare sul serio con i giochi. Appena mi sono collegato a un server remoto di Quake Wars il computer ha fatto le bizze. Ho provato e riprovato per diverse volte, anche con Doom e Unreal Tournament 2004 — Non si sa mai, poteva essere antipatica la tecnologia Megatexture — ma ho di nuovo ottenuto lo stesso esito fatale: macchina inchiodata e inutilizzabile. Pensavo allora a un problema di surriscaldamento, eppure il Cabinet Vostok disponeva di una ventola supplementare di dimensioni generose (per consuetudine non pratico ocing sui miei computer). Se erano le memorie difettose, perché la più vecchia GeForce 5600 FX Ultra mi dava soddisfacenti risultati? No, la causa era software. Ho scoperto in seguito che i possessori di modelli HD 2400 e 2600 per bus AGP potevano godere dei benefici del driver unificato Catalyst a partire dalla versione 8.6, rilasciata lo scorso 18 giugno. Il modesto ’supporto’ per una antica tecnologia (AGP) non era abbastanza per un tipo esigente come me, avido di FPS, con la brama della perfetta stabilità del sistema. Così deluso potevo solo tornare ai patri lidi della nVidia con una GeForce 8600 GTS di marca XFX.
AGP variants for the ATI Radeon™ HD 2400 and 2600 series of products is now supported with this release of the AMD Proprietary Linux driver.
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August 20th, 2008 | Written by Supergiu
Return to Castle Wolfenstein ha una storia meravigliosamente riuscita di spionaggio, guerra e occulto. Ancora a distanza di molti anni trascorro volentieri delle ore davanti al computer a sparare ai nazisti e alle orde di mostri che avevano risvegliato dall’oltretomba. Secondo me è, tra tutti i giochi disponibili per Linux, quello che ha lasciato un ricordo indelebile fra gli appassionati della seconda guerra mondiale. Soltanto il seguito intitolato Wolfenstein potrebbe superarlo. La versione multiplayer di Return To Castle Wolfenstein (RTCW), online e appena pochi mesi dopo la pubblicazione, ottenne il consenso di devoti giocatori. Ciò che mi ha colpito veramente del gioco, nel suo insieme, sono stati gli aspetti del conflitto presentati attraverso rischiose missioni da portare a termine con diverse tattiche, pena l’insuccesso: fuga, assalto e sabotaggio, talvolta compiute in quei dubbi contesti dove si pensava i nazisti si erano impegolati, ovvero la magia, l’occultismo, la ricerca scientifica dell’arma di distruzione finale, e che potevano aiutarli a ribaltare le sorti della guerra.
Nel video appena presentato, ho indossato i panni dell’agente segreto B. J. Blazkowicz al servizio degli alleati (UAS) e sono fuggito illeso, battendo anche un tempo record personale, dalle prigioni di Castle Wolfenstein: si tratta di un bastione medievale che ricorda il castello di Wewelsburg dove il gerarca Heinrich Himmler aveva piazzato il quartier generale dellle SS (storico) per l’indottrinamento delle giovani reclute e per completare, si dice, altre oscure attività. Raggiunti i membri della Resistenza nei pressi del villaggio vicino, B.J. viene equipaggiato con nuove armi e informato sulle operazioni di scavo di Helga von Bulow nelle misteriose cripte del cimitero. Là sotto si devono affrontare due nemici: crucchi disperati e temibili non-morti. Nelle catacombe sono richieste forse le missioni più difficili di tutto il gioco! All’uscita inizia l’inseguimento del colonnello Wilhelm Strasse, soprannominato Deathshed, a capo dei progetti speciali più avanzati dell’esercito tedesco. Un uomo tutto d’un pezzo, che dà molto filo da torcere alla UAS con le sue ‘invenzioni’. Strasse è totalmente votato alla scienza, al contrario dei suoi colleghi non si lascia mai coinvolgere nelle imprese poco ortodosse e disprezza in modo assoluto sia l’alchimia che la magia. Naturalmente gli esperimenti scientifici subiscono, a causa dell’intrepida spia americana, una brusca interruzione. Fugge infine a bordo di un razzo verso una destinazione sconosciuta. Ma forse proprio questo presunto fallimento potrebbe gettare le basi per un suo ritorno in pompa magna in Wolfenstein che sta preparando Raven Software. Mi piacerebbe trovare nel seguito, sull’onda del successo di RTCW, ancora le statistiche finali per ogni singola missione, le aree segrete e i tesori; vorrei la stessa fisica di gioco che mi permetteva di compiere in determinate occasioni una corsa a rotta di collo (rush), magari sulle stesse note delle musiche di RTCW che esaltavano tanto il giocatore nelle varie concitate azioni di guerra. Il seguito potrà essere giocato anche su Linux? C’è solo un filo di speranza, perché Wolfenstein uscirà in concomitanza con altri titoli di id Software (vd. QuakeCon Recap): certo John Carmack se lo augura, ma non toglierà programmatori da altri progetti (Rage, Doom 4 e Quake Live) per lo sviluppo della versione per Linux.
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